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reperti biandrate

BIANDRATE -21-10-2020 -- Nuovo, inatteso,

ritrovamento allo scavo archeologico di Biandrate.  Dopo la pausa forzata, dovuta al lockdown, è ufficialmente ripresa l'attività di ricerca legata al progetto ArcheoBiandrate, portando subito alla luce un'importante novità. Terminata la fase di scavo sul cantiere, è infatti entrato nel vivo lo studio approfondito dei reperti emersi.
Questo ha portato alla scoperta di un'anfora risalente all'epoca tardo-romana imperiale, prodotta in Africa settentrionale e destinata al trasporto di olio. "Si tratta di un ritrovamento unico in Piemonte considerando il luogo di produzione, che attesta che Biandrate aveva un ampio bacino di contatti con il resto dell'Impero, oltre che con Milano, all'epoca capitale. Sin dall'età augustea l'olio importato in Piemonte era prevalentemente di provenienza dall’Adriatico settentrionale e raggiungeva la pianura Padana trasportato su delle imbarcazioni che risalivano il Po dalla foce. Purtroppo quello che abbiamo è solo un pezzo frammentario dell'anfora, ma la presenza di fregi e incisioni appena sotto la sommità ha permesso di datarlo e collocarne anche l'origine in modo preciso", spiegano le ceramologhe che stanno lavorando sui reperti.

"Una nuova scoperta inattesa, che getta nuova luce sugli scambi commerciali presenti a Biandrate in epoca romana – commentano Francesca Garanzini e Lucia Mordeglia della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Biella, Novara, Vco e Vercelli, responsabili del coordinamento scientifico del progetto ArcheoBiandrate – e che si aggiunge alla preziosa spilla in bronzo con fattezze di pantera, databile fra la metà del II secolo e la metà del III, oltre che alle asce del Neolitico e alle statuette votive".

Il gruppo di studio che sta collaborando con la Soprintendenza è composto dalle quattro ceramologhe piemontesi Anna Lorenzatto, Elena Quiri, Angela Deodato e Stefania Padovan. Un team con alle spalle un'esperienza ventennale, con competenze eterogenee e complementari allo stesso tempo: Lorenzatto, Quiri e Deodato sono infatti delle romaniste, mentre Padovan è specializzata sulla Preistoria e si sta infatti occupando dei reperti risalenti al Neolitico.

"Siamo molto soddisfatti delle nuove rilevanze emerse dallo studio dei ritrovamenti, che arrivano dopo le innumerevoli difficoltà che hanno colpito anche gli Enti, soprattutto durante il lockdown – commentano le funzionarie della Soprintendenza Garanzini, Mordeglia e il sindaco Luciano Pigat – Anche la divulgazione rappresenta uno degli obiettivi fondamentali del progetto Archeobiandrate. Confermiamo la volontà di allestire una mostra di lungo periodo per condividere con la collettività i risultati di questo studio affascinante. L'idea è quella di coinvolgere tutte le fasce d'età, anche attraverso workshop di approfondimento per scuole e famiglie. Nei nostri piani queste iniziative potrebbero prendere il via la prossima primavera".

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