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vescovo san gaudenzio

NOVARA -22-01-2020 - L'omelia del vescovo,

Monsignor Franco Giulio Brambilla, in occasione della festa patronale di San Gaudenzio è stata dedicata alla vita della città.  "È un’intuizione - ha detto il vescovo . che mi proviene da alcuni segnali di fatica e da molte realtà positive di volontariato e di cultura che animano il panopatronale 123ama cittadino. Prendo spunto dalla giornata inaugurale del Vangelo di Marco, che l’evangelista organizza in cinque momenti: il primo e l’ultimo raccontano un esorcismo e la guarigione di un paralitico, il secondo, il terzo e il quarto sono ambientati nella casa, alla porta della città e in un luogo deserto. Tralascio i due episodi dell’inizio e della fine e invito anche voi ad entrare nella casa, a sostare alla porta della città, e a ritirarvi in un luogo deserto. È l’inizio di un nuovo decennio: il secolo XXI compie vent’anni, sta diventando adulto! È l’ora di dedicarsi a grandi cose".

"Forse potremmo dire che anche la famiglia di oggi ha la febbre. La febbre è un sintomo di qualcos’altro. Non si può curare direttamente, si può abbassare, ma la cura è solo sintomatica. Bisogna curarne soprattutto le cause, più che lenirne gli effetti. Sì la famiglia è malata, ma si può e si deve curare. Come di fronte a un male di stagione, occorre fermarsi e non sottovalutare la febbre, soprattutto per gli anziani, gli adolescenti e i bambini, i più fragili. Mi sembra, tuttavia, che la febbre di questa stagione della famiglia stia proprio nel suo punto di forza. (...) Oggi viviamo una grave difficoltà ad educare: le famiglie, attonite, cercano intorno qualcuno che dia loro una mano nella formazione dei figli. Anche la denatalità sembra favorita dalla paura che nasce dal compito educativo, il quale per molti è diventato un’impresa impossibile. Bisogna che come Gesù entriamo nella casa e facciamo rialzare la famiglia che ha la febbre, perché ritrovi la sua capacità di servizio. Invito tutti i sacerdoti e le comunità cristiane a dedicare tanto tempo per favorire i cammini educativi dei ragazzi, degli adolescenti e dei giovani"

Poi, monsignor Brambilla, ha parlato del volontariato e della scuola: "Il volontariato nella nostra città è molto diffuso e fa un servizio encomiabile nella cura di tanti svantaggiati. La Chiesa e la comunità civile, proprio oggi nel giorno del patrono san Gaudenzio, ricordano i molti che portano soccorso ai diversi mali che affliggono le persone. Mi faccio voce di tutta la città per esprimere a loro il più sentito ringraziamento. V’è però un punto su cui quest’anno vorrei richiamare la vostra attenzione. Ho letto in questi ultimi giorni un’interpretazione del nostro tempo attuale che mi ha messo in allarme. Nell’epoca della società opulenta e del consumismo, l’enorme ricchezza, materiale e finanziaria, accumulata dalle due generazioni del dopoguerra, ci ha concesso il lusso di abbassare l’asticella della qualità degli studi nella scuola e nell’università. La massificazione dell’istruzione ha avuto come effetto collaterale, forse non previsto e non voluto, l’impoverimento del livello effettivo dell’istruzione. L’accesso democratico di massa ad ogni ordine e grado di scuola ha avuto come conseguenza che ci vogliono otto anni in più per ottenere lo stesso livello di conoscenze e di organizzazione mentale rispetto a cinquant’anni fa. (...) Vorrei qui dire un grazie sentito a chi nella scuola oggi si dedica all’istruzione e alla formazione e invito le famiglie a una riscoperta dell’alleanza con la scuola e gli ambienti formativi, anche delle nostre comunità cristiane. I docenti non sono nostri nemici nella formazione dei figli, perché il fallimento educativo è uno scacco della loro professione. Essere formatori è una sfida, perché oggi siamo al minimo storico dell’apprezzamento sociale e della retribuzione economica per coloro che insegnano ed educano. Una società che non apprezza i suoi maestri è destinata a un traumatico tramonto. La Chiesa insieme a tutte le persone di buona volontà – come Gesù nella prima giornata del suo ministero – sta alla porta della città e non smette di curare coloro che sono piagati nel corpo e sono depressi nello spirito. Mi domando se non siano malattie dello spirito queste che vi elenco: le dipendenze da alcool e da droghe; la schiavitù dal gioco d’azzardo e da videogiochi; forme di depressione e alti livelli di dispersione scolastica; la condizione del pianeta NEET (Not in Education, Employement or Training: persone che non studiano, non lavorano né sono impegnate in percorsi di tirocinio: siamo i primi in Europa); gli episodi di cyberbullismo nella scuola; la piaga dei femminicidi e della violenza sui minori; le situazioni di disagio della famiglia; il drammatico fenomeno dei suicidi. Vi dò un solo dato: noi tutti, giovani e adulti, spendiamo in Italia per il gioco d’azzardo (legale), in tutte le sue tentacolari forme, quanto ci costa l’intera spesa sanitaria del Paese: nel 2018 abbiamo buttato 107,3 miliardi di euro.

Infine: "Oggi sono preoccupato soprattutto di questo: non riusciamo a risvegliare nei nostri giovani il desiderio di vivere, perché noi per primi non siamo capaci di aprire il cuore al desiderio di Dio! Se essi ci guardano e ci osservano, vedono che viviamo solo di cose, ma se ci affidiamo solo alle cose, diventiamo anche noi oggetti da vendere o comprare, non persone da stimare e amare. Sono preoccupato perché non ci sentiamo più uomini e donne spirituali, ma, senza questa dimensione della vita, moriremo anche noi con tutte le nostre cose materiali. Per questo ho scritto quest’anno una lettera sulla vita spirituale: se volete star bene, non riempitevi di beni, ma cercate quel bene che si trova solo là, in quel “luogo deserto”, dove anche Gesù si è rifugiato sul far del mattino della sua prima giornata fra noi. Là egli ci dice anche oggi: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!». Egli è venuto per indicarci questo “altrove”, che va oltre il benessere che ci sta tutti narcotizzando. È l’altrove che si trova nel bene di quella Parola che sola dà senso al nostro desiderio: il desiderio di amore, di stima, di attenzione, di prossimità, di amicizia, di compassione, di perdono, di accoglienza, di fiducia, di ripresa, di vita nuova, di speranza! Buon san Gaudenzio".