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legge martello

NOVARA-13-01-18-Con quel promotore finanziario avevano investito parecchi risparmi, cifre non indifferenti che gli avevano affidato perché di lui si fidavano ciecamente. E infatti per un certo numero di anni non avevano avuto nessun problema, tutto era filato liscio con investimenti in assicurazioni sulla vita e acquisti di quote in fondi.  Poi ad un certo punto il promotore propose a quella coppia di anziani clienti – lui ottantenne, lei di poco più giovane – un investimento in titoli Ktw e Bei; accettarono e in due tranche gli consegnarono 130mila euro. Un paio di anni dopo l’uomo, sessantenne novarese, comunicò ai clienti che da lì a poco avrebbe interrotto il rapporto di lavoro con la banca per la quale operava da anni e che sarebbe passato ad altro istituto ma sempre con medesime mansioni e gli anziani, proprio in virtù del rapporto di fiducia che si era instaurato, avevano deciso di “seguirlo”: estinsero il conto corrente presso la precedente banca e lo aprirono in un’altra. Fin qui tutto normale; ma a distanza di un anno i due furono contattati da un promotore che lavorava per la stessa banca dove avrebbe dovuto essersi trasferito il loro consulente di fiducia; pensarono ad un disguido, o a qualche comunicazione, perché loro clienti erano già. E invece no: scoprirono che erano stati contattati come potenziali nuovi clienti, fino a quel momento dunque sconosciuti come investitori. Immediato il contatto con il consulente di fiducia per sapere che fine avessero fatto quei soldi che gli avevano consegnato per l’acquisto dei titoli, quando ancora lavorava per l’altro istituto. “Sono vincolati” rispose lui, e a garanzia della restituzione del capitale consegnò loro un assegno da 100mila euro che però non riuscirono mai ad incassare perché scoperto. Partì la denuncia e il promotore è finito a processo con l’accusa di truffa. Il pubblico ministero in chiusura di requisitoria ha chiesto la condanna a 1 anno e 3 mesi di reclusione; il giudice lo ha condannato a 1 anno e 8 mesi, con sospensione condizionale della pena subordinata però al pagamento del risarcimento, fissato in 125mila euro, da versare entro sei mesi dal passaggio in giudicato della sentenza.